
2) Il dubbio  carico di certezze.
    Agostino mostra quante certezze siano insite in quella
attivit dello spirito, tanto amata dagli scettici accademici, che
 il dubitare. Per il filosofo cristiano diventa facile arrivare
dal dubbio alla realt dello spirito, perch non c' nulla di pi
presente allo spirito dello spirito stesso

De Trinitate, 10, 10, 14 e 16 (vedi manuale pagine 224-227).

1   [14] Ma poich si tratta della natura dello spirito,
rimuoviamo dalla nostra considerazione tutte le conoscenze che ci
provengono dall'esterno per mezzo dei sensi del corpo e
consideriamo con pi diligenza ci che abbiamo stabilito, cio che
tutti gli spiriti conoscono se stessi con certezza. Gli uomini
hanno dubitato se attribuire la facolt di vivere, ricordare,
comprendere, volere, pensare, sapere, giudicare all'aria o al
fuoco o al cervello o al sangue o agli atomi o ad un quinto ignoto
elemento corporeo al di fuori dei quattro elementi conosciuti,
oppure se tutte quelle operazioni le possa compiere la struttura e
l'armonia del nostro corpo; chi si  sforzato di ricordare, di
sostenere un'opinione, chi un'altra. Di vivere tuttavia, di
ricordare, di comprendere, di volere, di pensare, di sapere e
giudicare chi potrebbe dubitare? Poich, anche se dubita, vive; se
dubita, ricorda donde provenga il suo dubbio; se dubita, comprende
di dubitare; se dubita, vuole arrivare alla certezza; se dubita,
pensa; se dubita, sa di non sapere; se dubita, giudica che non
deve dare il suo consenso alla leggera. Perci chiunque dubita di
altre cose, non deve dubitare di tutte queste, perch, se non
esistessero, non potrebbe dubitare di nessuna cosa.
    [...].
2   [16] [...] Lo spirito si conosce anche quando si cerca, come
abbiamo gi mostrato. Ora  del tutto illogico affermare che si
conosce una cosa di cui si ignora la sostanza. Perci mentre lo
spirito si conosce, conosce la sua sostanza e, se si conosce con
certezza, conosce con certezza la sua sostanza. Ora esso si
conosce con certezza, come lo provano le cose che abbiamo detto
prima. Ma al contrario non ha alcuna certezza di essere aria,
fuoco, corpo o qualche cosa di corporeo. Dunque non  nessuna di
queste cose, ed il comando di conoscersi si riconduce a questo:
che esso sia certo di non essere alcuna delle cose di cui non 
certo e che sia certo solo di essere ci che esso  certo di
essere. Cos esso pensa il fuoco o l'aria e pensa a qualsiasi
altra realt corporea. E a ci che esso  non potrebbe affatto
pensare nella medesima maniera in cui pensa a ci che esso non .
E' mediante rappresentazioni immaginarie che esso pensa tutte
queste cose: il fuoco, l'aria, questo e quest'altro corpo, tale
parte o coesione ed armonia del corpo; per non si dice, certo,
che lo spirito  tutte queste cose insieme, ma una di esse. Ora,
se fosse una di queste cose, esso penserebbe questa cosa in modo
diverso da tutte le altre, cio non per mezzo di una
rappresentazione immaginaria, come vengono pensate le cose
assenti, che sono state in contatto con i sensi del corpo, sia che
si tratti di questi oggetti stessi, o di altri dello stesso
genere, ma con una presenza interiore reale, non simulata per
mezzo dell'immaginazione (perch non c' nulla di pi presente
allo spirito dello spirito stesso), nella maniera in cui pensa di
vivere, di ricordare, di comprendere, di volere se stesso. Esso
conosce infatti queste cose in s, non se le rappresenta per mezzo
dell'immaginazione come se esso le attingesse al di fuori di s,
con i sensi, alla maniera in cui attinge tutti gli oggetti
corporei. Se esso non si assimila falsamente a nessuno di questi
corpi, che si rappresenta, al punto di credersi qualcuna di queste
cose, ci che di s gli resta, questo solo esso 

(Agostino, La Trinit, Citt Nuova, Roma, 1973, pagine 415-417).

